
La corruzione non è un rischio solo per le grandi aziende. Per la legge italiana, un ente di qualsiasi dimensione può rispondere dei fatti corruttivi commessi nel suo interesse. Un programma di compliance proporzionato tutela sia l'impresa sia chi la guida.
Cosa prevede la legge
Il codice penale punisce la corruzione di pubblici ufficiali (artt. 318 e 319 c.p.), l'induzione indebita (art. 319-quater c.p.) e il traffico di influenze illecite (art. 346-bis c.p.). È reato anche la corruzione tra privati (art. 2635 c.c.). Ai sensi del D.Lgs. 231/2001, questi reati possono comportare sanzioni pecuniarie e interdittive anche a carico dell'ente.
Il Modello 231
L'ente può evitare o ridurre la propria responsabilità se, prima del fatto, ha adottato ed efficacemente attuato un modello di organizzazione, gestione e controllo idoneo a prevenirlo, affidandone la vigilanza a un Organismo di Vigilanza. Negli enti di piccole dimensioni, tale compito può essere svolto direttamente dall'organo dirigente.
Whistleblowing
Il D.Lgs. 24/2023 impone alle imprese private con almeno 50 dipendenti, e a quelle che hanno adottato un Modello 231 indipendentemente dalle dimensioni, di attivare canali interni di segnalazione degli illeciti, garantendo riservatezza e tutela contro le ritorsioni.
Controlli pratici che funzionano
- Un codice di condotta breve e chiaro e una policy su omaggi e ospitalità;
- doppia autorizzazione dei pagamenti e verifica delle operazioni anomale;
- due diligence su agenti, consulenti e intermediari;
- tracciabilità degli incontri con pubblici funzionari per gare e autorizzazioni;
- formazione periodica e concreta per il personale più esposto.
L'obiettivo è un programma proporzionato alle dimensioni e ai rischi dell'impresa, non un raccoglitore dimenticato su uno scaffale.
Questo articolo fornisce informazioni di carattere generale e non costituisce consulenza legale. Ogni situazione è diversa: per un parere sul suo caso, ci contatti.